Il foto ritocco degli italiani
“Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a far scrivere il loro nome nei registri, e ciascuno nel proprio luogo d'origine. Anche Giuseppe andò: partì da Nàzaret, in Galilea, e salì a Betlemme, la città del re Davide, in Giudea. Essendo un lontano discendente del re Davide, egli con Maria, sua sposa, che era incinta, doveva farsi scrivere là.” (Lc, 1, vv. 2-5): passano i secoli e ancora non siamo immuni a questa rottura.
Mi chiedo come, in tempi di tecnologia web e tutti in connessione, sia ancora necessario dover compilare manualmente (o in digitale, ma sempre mano è quella che inserisce i dati) una sequenza di domande piuttosto inutili quando tutto è registrato e consultabile online sempre e dovunque.
Non polemizziamo. È necessario farlo e si faccia dunque, indi, prima cosa leggere le istruzioni, divertente assai, sono peggio di quelle di alcuni giochi in scatola dove non si capisce quasi nulla, ma sarà sufficiente rispondere alle domande, che sarà mai.
Eccoci arrivati alla compilazione, nella prima pagina inserire i membri appartenenti al nucleo coabitativo principale, bene, ma mi chiedo perché reinserire poi gli stessi dati nelle singole pagine, dato che tutto verrà inserito in un computer, penna ottica o meno, che per sua struttura elementare ragionerà in binario, portando automaticamente il nome della casellina A alla pagina x, con ripetuto casellina e nome.
Teoricamente la tecnologia semplifica la vita e abbrevia i tempi, in teoria, evidentemente.
Indicati tutti quanti, si passa all’alloggio, ora, quando una persona qualunque va ad acquistare o ad affittare un appartamento nelle stanze conteggiate ci mette pure bagno e cucina, che, fra l’altro, sarebbero quelle essenziali, il resto potrebbe pure essere optional, e qui invece no. Per facilitare l’induzione all’errore le devi sottrarre da quelle effettive, perché queste non si calcolano stanze come le altre.
Passiamo all’anagrafica, giusto per far notare come le convivenze non abbiamo nessuna importanza in Italia, dogmi religiosi o meno, sono un dato di fatto effettivo, tra l’altro in aumento, indi nello stato civile lo status di convivente, dopo la gran rottura di anagrafi create appositamente per questo, andrebbe giustamente inserito, se davvero vogliamo una fotografia diretta, leggibile, chiara ed immediata delle famiglie italiane.
La parte più divertente arriva alla sezione dedicata alla situazione lavorativa, evidentemente meglio annacquare i dati per rendere meno sfacciatamente a vista il ristagnoeconomico creato ad hoc per la nostra misera nazione.
Prima di tutto non è più diretto come dato, e direi più d’effetto, indicare chi non ha un lavoro attuale semplicemente come disoccupato, non occupato, licenziato, inattivo o in cassa integrazione? Questo è l’unico dato che conta, una grande massa che rischia di superare gli occupati effettivi, quelli si divisi per tipologia di contratto. Invece no, per edulcorare la pillola si chiede di compilare ugualmente tutta la trafila delle domande sul lavoro riferendosi a quello precedente, e che senso ha? Se non ce l’ho più, per vari motivi, perché metterlo, indico solo che non ne ho uno ad oggi.
Quanto poco sia chiara la tipologia delle attività economiche ancora esistenti in Italia lo si vede dalle domande sul tipo di lavoro e sulla categoria produttiva di appartenenza, migliaia di professionalità, e non solo culturali, di norma quelle di per sé ghettizzate, e di campi di produzione sono dimenticati e ci si chiede, ma allora per indicare le professionalità italiane che si fa, si tira a caso, si generalizza? Questo sempre per avere dati corrispondenti al vero. Bastava lasciare un’opzione altro, con la scelta di indicare casomai la specifica.
I lavori di oggi, molto spesso fluidi e sottopagati, sono diversi da quelli di ieri e sarebbe bene metterli in luce, integrando i dati con la tipologia di contratto, con la fascia d’età e di istruzione posseduta, così si che la vergognosa situazione attuale avrebbe la sua giusta e cruda visibilità.
Idem per le pensioni, mettere in un’unica casella pensione per lavoro, reddito e invalidità ha poco senso, come mettere in generico “altri” tutte le altre tipologie pensionistiche. Siccome sulle pensioni si gioca molto, allungando i tempi per i lavoratori e lasciando fuori gli altri (rompendo il cerchio il sistema non funziona e si vede), sarebbe meglio avere la specifica casella sotto pensione da barrare, in modo che arrivi chiaro chi percepisce cosa.
Infine lo spazio dedicato a quanto tempo ci metti a raggiungere il lavoro e con quale mezzo ci vai, certo risulterà che gli italiani sono poco ambientalisti perchè usano l’auto più degli europei, ma, ecco, avessero chiesto hai mezzi alternativi comodi e vicini per cambiare abitudine? Sarebbe emerso che in Italia, fatto salvo se si risiede in centro città, non hai molte possibilità di fare diversamente, niente car sharing, niente stazioni (sebbene il trasporto ferroviario in Italia sia un calvario...), niente pulmann, o ci sono ma in orari impossibili, niente tram, metro o simili. Indi cosa resta da fare se non trovare lavoro nel raggio di pochissimi km? Peccato non sia per nulla facile, oggi. In ogni caso non serviva un censimento per saperlo.
Trasparente e semplice, renderebbe più facile i controlli e mostrerebbe una situazione ben diversa da quella che si cerca di mettere in luce, usando i dati a propria discrezione a seconda del momento.
Chiudiamo in bellezza con il quadro 8 per difficoltà legate alla vista, udito o mobilità, dati non di primaria importanza, ci possono stare ma se abbinati ad altro, anche in fattore di calcolo per le possibili scelte in fatto di sanità. Non sarebbe, invece, meglio mettere a fuoco chi ha patologie allergiche, un dramma per le spese mediche future, dato che le allergie sono in crescita e non sono mali guaribili totalmente, oppure l’incidenza di quelle tumorali, incrociandole con i dati geofisici si potrebbe scoprire come aree considerate salubri non lo siano in realtà, ma, forse, meglio non saperlo.
Lasciando a parte la richiesta di aiuto, li tutto dipende dalla fortuna nell’incontrare, al telefono o fisicamente, la persona che sa fare il suo lavoro.
Se l’Italia che verrà parte da qui http://censimentopopolazione.istat.it/ partirà con quadro parziale e poco rispecchiante la reale situazione del paese, basandosi su focus inesatti o troppo superficialmente rigidi.
La domanda sorge spontanea “a chi giova tutto ciò?”, a dire il vero un’idea ce l’avrei…, a voi l’ardua sentenza.




