Volandia, un volo sulle ali di fantasia, dai primi mezzi arerei allo spazio
Welcom on board, un viaggio ad alta quota attraverso la storia del volo, dal cielo allo spazio passeggiando all’interno delle “ex Officine Caproni”. Un museo pensato ed immaginato per i più piccini: aerei, elicotteri, spazi gioco, didattica e libertà di movimento.

Entrando a Volandia si fa un tuffo nel tempo. Ci si ritrova immersi nel periodo di massimo splendore dell’industria italiana, progresso, economia e produzione su larga scala. Una cartolina del secolo scorso, oggi talmente lontano da essere solo uno sbiadito ricordo.
Le “ex Officine”* sono un classico esempio di archeologia industriale del Novecento, un lungo spazio centrale aperto con ai lati due corpi di fabbrica paralleli ad ospitare i vari reparti operativi.
L’allestimento museale ha lasciato praticamente intatta l’architettura originaria, creando una sorta di continuum spazio temporale fra l’economia produttiva e quella della cultura, che sono, poi in fondo, due facce della stessa medaglia.
Un omaggio ai distretti industriali italiani, peculiarità produttive riflesso di una cultura e di un know how territoriale che tutto il mondo ci invidia e che noi abbiamo scelto di abbandonare e di cristallizzare in musei che hanno il pregio di mostrarci la grandeur italiana del passato.
Il museo è sicuramente realizzato a misura di bambino, un ampio parco giochi all’aperto, dove possono vedere gli aerei di Malpensa alzarsi o abbassarsi in volo, e una grande ludoteca dove poter giocare liberamente o partecipare alle attività didattiche proposte. Per i più grandi è possibile divertirsi con una serie di simulatori di volo per provare l’ebbrezza di diventare piloti per un attimo. Accanto all’area giochi una luminosa biblioteca tematica, con archivio e sala convegni, che riserva ai bambini un loro spazio con ampie poltroncine blu-azzurre.
Superato il check in m’imbarco nella visita: allacciate le cinture. Si parte.
Fly zone
Salgo i gradini della scaletta che porta al piano superiore, scosto le tende ed eccomi sull’ambulacro ad anello soprastante la sala centrale. Do uno sguardo a volo d’uccello sui mezzi esposti in basso e mi faccio incuriosire dai grandi cerchi esposti nel lato breve del corridoio, creati con materiali eterogenei. Scopro, avvicinandomi, che si tratta di Cosmogonie, un progetto culturale interdisciplinare, a cura di Michele Caldarelli, per esplorare l’universo e le sue meraviglie attraverso l’avvicinamento e la contaminazione delle discipline scientifiche a quelle umanistiche. Osservo le installazioni artistiche di Paolo Barlusconi (non è un errore di battitura, vi assicuro, n.d.s.)** con un po’ di disincanto, preferisco le frasi che le accompagnano, il messaggio scritto a mio avviso è più potente ed interessante di quello visivo.
Prima di scendere ed entrare a visitare le sale decido che per trovare il giusto approccio a questo tipo di museo, poco incline ai miei “gusti”, devo affrontare la visita come farebbe un bambino, lasciandomi trasportare dalla mia immaginazione e, così, eccomi catapultata nei primi anni del ‘900.
Il Manifesto Futurista mi sovviene alla mente, la velocità, le sfide, le nuove frontiere da conquistare, la belle epoque e la guerra come rimedio per cancellare l’antico a favore della modernità. I fratelli Wright e la loro follia, il cielo raggiunto con ali artificiali.
Fra abiti lunghi e ombrellini parasole passo dalla prima guerra mondiale alla seconda. Aerei equipaggiati per conquistare il mondo, Casablanca sullo sfondo, i telefoni bianchi e i regimi totalitari si mescolano nel mio cervello mentre percorro le sale guardando gli aerei, i disegni tecnici e le fotografie in bianco e nero. Il dramma e poi la sigla di Radio Londra, i famosi quattro colpi di tamburo, i grammofoni dall’ampio fiore e la puntina graffiante, “Les sanglots longs des violons de l'automne”, il messaggio in codice tratto dalla poesia Chanson d'automne di Paul Verlaine, i bombardamenti aerei, l’Istituto Luce e finalmente la Liberazione, “la guerra è finita”.

Percorro le sale come la protagonista di un film in bianco e nero, dalle officine, al sole del deserto, sino al buio della sala che ricostruisce un idrovolante mollemente appoggiato sull’acqua. Attorno copie della Domenica del Corriere, strumenti di volo del passato e il racconto dell’impresa di Geo Chavez***. Il mistero, la magia del volo e la conquista del cielo si ritrovano in queste tre sale, solo la Luna rimaneva ancora un territorio vergine da conquistare, ma solo per poco.
Nel corridoio sopraelevato la “Galleria degli eroi”, una serie di ritratti dei precursori dell’aviazione nella storia. Guardando i quadri fotografici appesi mi pare di essere in un mausoleo alla memoria che intristisce più che attrarre, non si sentono le voci animate, non ci si sofferma, eccetto davanti ai vecchi filmati. Peccato, perché la storia del volo è l’esempio di una conquista oltre l’umano immaginabile.
Le sirene della contraerea hanno smesso di suonare, si entra ora nell’area dedicata agli elicotteri e agli aerei militari più moderni.
In uno degli aerei militari esposti è possibile entrare, e allora Good Morning Vietnam, si passa alle guerre degli anni ’60, ad un nuovo tipo di colonialismo; “ma sei proprio tu John Wayne?”, “no, preferisco formalmente the age of Aquarius e poi lui mi è sempre stato “sulle 23”, come direbbe mia madre” mi verrebbe da rispondere.
Gli ampi saloni di questo opificio lasciano ai bambini la libertà di correre di qua e di là per vedere da vicino aerei ed elicotteri e ai grandi, soprattutto quelli della fascia d’età che possono dire “sono un uomo di mondo, ho fatto tre anni di militare a Cuneo”, di avvicinarsi con una sottile eccitazione alle lamiere per guardare da vicino la plancia di controllo, con tutta la strumentazione di volo che vorrebbero tanto avere nel cruscotto della loro autovettura.
Prima di andare alla conquista degli abissi astrali si può ammirare il “convertiplano”, nome a me ignoto sino ad oggi, l’ibridazione fra aereo ed elicottero, un mix elaborato dalla AgustaWestland. Si percorre un tunnel buio, con luci al pavimento che dovrebbero riprodurre una pista d’atterraggio nella notte, a me ricorda serate da privé in discoteca, ma altri tempi, altri racconti. Dal buio si passa ad un avvolgente bianco totale, effetto interno boiler. Sulle pareti il design progettuale e al centro solitario e brillante il convertiplano b a 609. Sicuramente d’effetto.
Ed ora dal passato al presente non resta che il futuro, l’ultimo padiglione appena inaugurato: lo spazio.
Qui si gioca sull’effetto buio e luce soffusa sul giallo, per riprendere l’idea dell’universo. Fra video, fotografie, il planetario, la ricostruzione della sonda Spirit su Marte e del sistema solare, installazioni artistiche con tema lo spazio è di certo, per me, la meno interessante. Non per i piccoli che si divertono a scoprire in modo ludico la scienza.
And now il volo è terminato, si ritorna alla base; anche se a veder partire tutti quelli aerei da Malpensa verrebbe voglia di andare lontano, magari ad Oriente, ma non oggi. “Ogni cosa a suo tempo”, concluse la Ragazza del Secolo Scorso.

Volandia – Parco e Museo del Volo
Via per Tornavento, 15
21019 Case Nuove - Somma Lombardo (VA)
Info line 0331.230.007
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*Per saperne di più http://www.ams.vr.it/Progetto_Caproni/Caproni_dx.htm
**Cosmogonie, progetto di Michele Caldarelli, installazioni artistiche di Paolo Barlusconi, visitabile dal 04 giugno al 03 luglio 2011 http://www.caldarelli.it/cosmogonie.htm. Le opere in mostra e relative didascalie a corredo sono visibili http://www.caldarelli.it/cosmogonie/opere.htm
***Per saperne di più http://www.amossola.it/MuseiOssola/index.php/Interreg-Geo-Chavez.html




