Poveri ma belli
Le vetrine del Corso, con i loro scintilli, rispecchiano mute la cruda realtà contemporanea: il Titanic, fra danze e musica, si dirige allegro verso l’inesorabile scontro con l’iceberg, con il finale noto a tutti, eppure il disastro si sarebbe potuto evitare.
Ultimamente, sempre con maggiore frequenza, si sente parlare di “nuovi poveri”, con aria di sgomento si sottolinea “famiglie italiane”, che sorpresa verrebbe da dire, ma, evidentemente, nel giardino dei Finzi-Contini la vita reale arriva a piccoli tratti e rarefatta, così quando questo accade non rimane che indignarsi, perché i poveri ora siamo di nuovo noi, i fratelli d’Italia (http://www.aspects.it/index.htm, http://www.caritasitaliana.it/materiali/Pubblicazioni/Libri_2010/rapporto_poverta2010/IC_ottobre2010 ).
Dal bianco e nero all’era digitale il fil rouge è ancora pane, amore e fantasia, o meglio è rimasto il pane, in quantità ridotte, mentre il resto ha lasciato il posto ad un più drammatico riso amaro.
L’Italia s’impantana sempre di più nella spirale del depauperamento e la povertà diventa notizia da prima pagina. Trovare soluzioni è complesso, più semplice trasformare le persone in fenomeni da baraccone, da esibire sotto il luccicante tendone mediatico per un giorno o forse due e poi spegnere la luce sui bisogni e sulla dignità calpestata e così sia.
Oplà finito il servizio cala il sipario senza lasciare traccia nelle coscienze, con un repentino cambio di scenario si ritorna alla superficialità vuota e ad un’immagine stereotipata e falsata della società. Una censura mentale e comunicativa sottovoce, senza strilli con un ritmo continuato, piccole stille quotidiane per un placido stanno tutti bene.
Troppo occupati a prendercela con gli immigrati che rubano il lavoro agli autoctoni (saranno microscopici dettagli ma spesso sono proprio i datori di lavoro che vorrebbero chiudere i confini ad assumerli, chissà perché c’è quest’antitesi fra pensiero politico e azione concreta) non ci rendiamo conto di essere tornati emigranti forzati, con la valigia di cartone chiusa da un filo di spago.
L’idea di abbandonare il suolo natio per cercare un futuro migliore è oggi una necessità per molti, alla ricerca dell’America sperando di non finire a Marcinelle.
"Via via, vieni via di qui, niente più ti lega a questi luoghi", dovrebbe essere un’opportunità in più da cogliere non il viaggio forzato verso la speranza, la ruota gira e gli altri siamo di nuovo noi.




